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Jocalia

trenta ornamenti per il corpo
Jocalia - Ruth Guggenheim Nivola, Ilisso (1999)

La filigrana orafa e l´arte della tessitura femminile si sono fuse negli jocalia di Ruth Guggenheim Nivola.

Author/s Ruth Guggenheim Nivola
Translator/s Rodney Stringer
Tiziana Serra
Illustrator/s Pietro Paolo Pinna
Publisher Ilisso
Edition Nuoro, 1999
Pages 52 (illustrated)
Series Varie, n° 6
Genre Arts
Format Paper 
Price € 16,00
Introduction Mirella Bentivoglio
Release language Italian

  Further details

The work

La preziosa eredità mediterranea della filigrana orafa e la sapiente arte della tessitura femminile si sono fuse negli jocalia, che da anni realizza Ruth Guggenheim Nivola. Tessiture in morbido filo d´oro o d´argento, composte in trecce dai rigidi bagliori metallici; sono composizioni geometriche e ornamentali da indossare, pensate da e per la donna, per una certa donna. Allieva nei primi anni ´30 all´I.S.I.A. di Monza (fra i docenti Arturo Martini, Marino Marini, Pio Semeghini, Giuseppe Pagano) con i compagni Giovanni Pintori, Costantino Nivola, Salvatore Fancello, Ruth Guggenheim ha fatto confluire nei suoi jocalia la lezione dei maestri del Bauhaus, soprattutto di Joannes Itten e Paul Klee, quelli anche più attenti alle filosofie orientali, ch´ella ha saputo successivamente coniugare con la personale matrice introspettiva, derivata dal suo essere nordica e slava. L´arrivo in Sardegna con il marito, lo scultore Costantino Nivola, la pone fin dalla giovinezza dinnanzi al primitivo e religioso mondo della cultura mediterranea, negli anni Trenta ancora intatta nell´isola, depositaria di valori principalmente rivolti alla sfera del femminile. Le realizzazioni di Ruth Guggenheim Nivola, sintesi di molteplici apporti, prendono spunto dai vistosi ornamenti delle donne Masai, dagli scapolari sardi e meridionali, dalle proporzioni dei rosari offerti dal futuro sposo, dai ritmi asimmetrici ma bilanciati degli sprugadentes, dalle collane di amuleti, dai ciondoli di vario tipo, dai barilotti cavi (presenti anche in Sardegna) contenitori del sacro Corano, dagli ornamenti pellerossa e sudamericani, dai Dalai Lama tibetani, dagli ornamenti indiani e pakistani, dai monili Samurai giapponesi. Costante su tutto è il metodo di realizzazione ad intreccio di fili, sorta di filigrana in tessuto, che contraddistingue queste riletture sapienti e aggiornate dell´ornamento. Bene si inseriscono nel concetto di ornamento tipico dell´Alta Moda contemporanea, l´Haute Couture, la più completa delle provocazioni ed evoluzioni dell´habitus, la cultura dell´indossare, la più immediata fra i media della comunicazione non verbale legata all´immagine personale, al costume del consumo massificato. Ruth Guggenheim Nivola nei suoi jocalia cita anche gli ornamenti hippies degli anni ´60 e ´70, le forme quadrate delle loro borse sfrangiate, proponendo suggestioni che evocano il celebre stilista spagnolo Paco Rabanne o, più vicino, Antonio Marras. Si pensano infatti bene indosso alla mitica e filiforme Twiggi, la dea grissino le cui misure condizionano da allora la cultura estetica femminile.

 
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