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La corriera partiva alle tre

storie di emigrazione
La corriera partiva alle tre - Francesca Mele, Condaghes (2020)

«Racconta il tuo villaggio e racconterai del mondo»

Abstract dell´opera

Autore/i Francesca Mele
Editore Condaghes
Edizione Cagliari, Aprile 2020
Pagine 240 (illustrato)
Collana Pósidos, n° 46
Genere Varie
Supporto Cartaceo 
Prezzo € 15,00
Presentazione Diego Loi
Introduzione Francesca Mele
Prefazione Giacomo Mameli
Postfazione Maria Teresa Putzolu
Lingua di pubblicazione Italiano

  Maggiori informazioni

L'opera

In tempi in cui le emigrazioni sono una grave emergenza, che interroga la politica e suscita spesso moti di violenza e rifiuto nell’opinione pubblica, i racconti del libro svolgono la funzione di ricordare pagine di storia recente i cui emigranti eravamo noi che, lasciando la terra natale, abbiamo dato vita a una Sardegna argentina, una australiana, e ancora svizzera, inglese e del Nord Italia. Ma viaggiatori in cerca di fortuna lo siamo ancora!

«Lettere scritte da Buenos Aires o da Melbourne, dal Golfo di Aden o da Porto Colombo, come da Trieste o da Genova. E da ogni luogo emerge la nostalgia, la passione, su coro, dei figli di uno dei paesi che, anche oggi, anche in questa primavera 2020, è rimasto più sardo di tanti altri, curato e non profanato nella sua architettura urbanistica, più amato, più vissuto dentro. Ed è per questo legame storia-cronaca, ieri-oggi, per questo legame tra i pascoli di Santu Lussurgiu e le miniere di Coober Pedy che il libro con Totoni e Anna Maria, Pietro Paolo e Michael, diventa un altro dei monumenti letterari di una comunità rimasta solida, affiatata, custode gelosa del suo passato […].»
(dalla prefazione di Giacomo Mameli)

«Gli elementi che contraddistinguono i racconti di emigranti ci sono tutti. Il dramma di dover lasciare la propria terra, la madre, il padre, i fratelli, gli amici. Dolore lancinante e sconsolato delle madri. Sguardo a terra dei padri. Lettere inviate da porti, città, luoghi lontani e sconosciuti sono finestre aperte su mondi solo pensati. […] Lettere attese con trepidazione da spose, da familiari, da amici. Racconti carichi di pathos, di emozioni contrastanti.»
(dalla postfazione di Maria Teresa Putzolu)

 
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