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LŽanno che dimenticò lŽestate

Rassegna stampa | La Nuova Sardegna | Lun, 17 Ottobre 2005
Il nuovo romanzo di Aldo Tanchis, «LŽanno senza estate» (Il Maestrale, 2005, pp. 193) si apre con la fulminante epigrafe di Ennio Flaiano: «Non cŽè che una stagione: lŽestate./ Tanto bella che le altre le girano intorno». Questo motto precede e sintetizza il carattere brioso, ironico e paradossale dellŽintera narrazione. Una tonalità leggera, di testa, che si mantiene quasi inalterata (vedremo il perché del ŽquasiŽ) per tutto il libro.
«Dove viviamo noi, in mezzo al Mediterraneo, lŽinverno è solo il lato più lungo e freddo dellŽestate».
Da ciò deduciamo che lŽambientazione è naturalmente sarda, sebbene con fughe
prospettiche e scatti di obiettivo sulle coste del Mar Rosso, e comunque ben orientati verso le zone calde e umide del pianeta. Quanto al materiale umano ci troviamo di fronte a una società che vive disperatamente di turismo, che insegue trafelata la tabella delle correnti migratorie del divertimento, che dipende in tutto e per tutto dalla meteorologia e dai capricci del tempo, ma che non mette in conto le rivoluzioni del clima e le eruttazioni della crosta terrestre, in un mondo impazzito e globalizzato che si fa male da sé (altro che il povero Follini nazionale con la sua fronda al Cavaliere). E che getta lo scompiglio fra gli albergatori e di conseguenza fra gli animatori del Villaggio Turistico.
Lo sciocchezzaio delle vacanze, lo stuolo assatanato dei vacanzieri al seguito, la ricreazione obbligata, il rito ripetitivo e noiosamente ridanciano, i dialoghi insulsi e lŽaria fritta, lŽerotismo da spiaggia, le ubriacature di sole e le immersioni subacquee sono gli ingredienti fissi e al contempo i lustrini aleatori di questo paradiso di cartapesta.
In tale cornice fittizia quanto grottescamente verisimile, in questa teatralizzazione del futile e dellŽinutile, in questa farsa salutistica cŽè tuttavia spazio per la minuta realtà delle emozioni quotidiane, cronache sentimentali piccole ma sincere.
Anche se ricavate magari da ordinarie liaisons dangereuses, da usuali flirt proibiti, adulterini, però vissuti con unŽaria di semicoscienza infantile e di stupore estatico: «Rita è bruna, di pelle bianca. La guardo nuda come si guarda il cielo stellato e scopro sempre qualcosa di nuovo. Un gruppo di lentiggini chiare che mi era sfuggito, o un neo scuro, denso come un astro la cui luce intimidisce gli altri intorno».
Ma cŽè pure una voce rabbuffata che dice: «Odio lŽestate. La puttana delle stagioni. Ci si buttano sopra cercando di arraffare tutto il piacere che si può. Vogliono possedere spiagge, popoli, paesi, cibi, col pensiero angosciante che lŽautunno sta tornando». Cosa si può mai fare contro la perversione consumistica di massa, davanti alla spinta dellŽorda vorace che i ludi estivi scatenano nelle nostre società affluenti?
Non mancano in compenso alcune deliziose inquadrature in costume da bagno, riprese in punta di penna, che sono degne dello stile di un vero caratterista: «La figlia piccola giocava a ‘fare la cineseŽ con unŽamichetta. - Irene, non voglio che fai gli occhi a mandorla - ha esclamato la madre. La bambina ha lanciato due accenti dŽargento al vento. - Perché non voglio e basta, non mi piace. - Delusa, la piccola Irene è tornata al modo occidentale di vedere le cose, mentre la madre ha stritolato nel portacenere mezza sigaretta». E la scenetta continua con inopinate immagini di una fantasia ironicamente surreale, che vedono personificarsi il mare davanti ai nostri occhi in un estemporaneo dialogo umano, troppo umano: «Si è alzata di scatto ed è andata verso le onde, che subito hanno allungato le loro mani fredde. La donna si è ritratta con un gridolino rabbrividito e il mare si è scostato allŽindietro, brontolando offeso - Ma allora che ci sei venuta a fare da me?».
In realtà le emozioni e le vive impressioni che provano i personaggi del racconto a contatto con lŽestate, con la nudità di madre natura e degli elementi non sono menzognere e nemmeno artefatte, bensì visibilmente autentiche, degne di fede. Così come lo è la conoscenza dei fondali marini da parte dellŽautore, della zoologia pelagica, delle tecniche dellŽimmersione subacquea.
Ma ciò che stimola lŽestro del narratore sta in verità nello stile effervescente e leggiadro: la sua passione predominante si traduce in una prosa frammentaria e però sgranata e inanellata come un rosario o un merletto di trine.
Si vede che è questo il vero centro dŽinteresse del romanzo, più che la fabula o lo stesso intreccio.
Ecco allora un esempio di prosa estiva, balneare, aperitiva, ma niente affatto scontata o seriale, standardizzata. Anche se le figure, le scene, le sequenze del racconto si susseguono spesso senza un ordine razionale e comunque si muovono secondo una logica narrativa provvisoria e autoreferenziale.
Sarebbe poi facile constatare che questo è un libro scritto da un sardo un poŽ diverso dallo stereotipo letterario in stile nuragico e severo, come pure dal solito noir etnico e di genere cannibalico. Qui abbiamo a che fare con un isolano trapiantato, leggermente euforico ma non brillo: diciamo alquanto vaporoso come la schiuma bianca sui bordi del tronco di nuraghe di unŽazzeccata immagine pubblicitaria del nunc est bibendum.
Per altro verso, dopo unŽautentica overdose di letteratura vertiginosamente mistilingue, questo italiano veicolare di Aldo Tanchis, così levigato e omogeneo e senza inflessioni dialettali, ti dà quasi il brivido ritrovato della quiete, infondendoti una sensazione di equilibrio e benessere psicofisico, almeno sul piano fonico-espressivo, sia pure non ancora su quello logico-sintattico e architettonico-strutturale.
Ma «LŽanno senza estate», romanzo che non è soltanto e semplicemente una variazione sul tema delle vacanze, cioè a dire un divertissement balneare - e lŽepigrafe epilogatoria del volume tratta dai versi pensosi e pieni di pathos di Antonella Anedda ne è un chiaro indizio - possiede pure note serie e drammatiche, e un intento accessorio di tipo quasi didascalico, se non anche una sua morale: volta a suggerire il rispetto per le profondità marine e per lŽattività subacquea, che, come lŽalpinismo e lŽescursione dŽalta quota, non vanno affrontate con spavalderia, incosciente leggerezza e dilettantismo.

Leandro Muoni


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