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Il ´Seunis´ di Thiesi premia l´aristocrazia dei poeti in limba

Rassegna stampa | "La Nuova Sardegna" | Lun, 24 Giugno 2013
THIESI

Cronaca essenziale di un concorso letterario e dintorni. C´è buona parte dell´aristocrazia poetica in limba nella sala illuminata da un affresco di Aligi Sassu alla festa della premiazione del concorso di poesia Seunis-Thiesi: Sandro Biccai, Pier Giuseppe Branca, Carla Maria Casula, Domenico Angelo Fadda, Stefano Flore, Luca Mele, Franco Piga, Giovanni Piga, Anna Cristina Serra, Giuseppe Tirotto, Giangavino Vasco. Questo il ´podio´ denso dell´edizione numero 17 del concorso fondato da Antonio Serra nel lontano 1996.
Il fondatore è ancora lì, nel ruolo di segretario, più che mai indaffarato al tavolo principale con il presidente della giuria Nicola Tanda e i commissari Clara Farina, Stefano Ruiu, Tonino Rubattu e Salvatore Tola. Ciliegia sulla torta delle presenze significative un ospite d´onore di primissimo rilievo: Giovanni Fiori, il poeta ittirese considerato la prima bandiera della poesia contemporanea in lingua sarda, venuto da Sassari fuori concorso a dare ulteriore lustro alla festa tiesina.
«Una buona annata, questa - dice Antonio Serra - Abbiamo dovuto assegnare diversi premi ex aequo per far salire sul podio i più meritevoli». Non ci sono segni di stanchezza sul volto di questo ottuagenario dall´anima bambina. Lui ci scherza sopra ricordando la sua «classe di ferro 1930».
Da Ozieri è arrivato a fargli compagnia Antonio Canalis, segretario di quel concorso, il più ´antico´ dei premi letterari in limba, nato da un´idea del compianto Tonino Ledda nel 1956, l´anno della nevicata storica. Antonio Serra gli assegna un compito pratico: «Visto che sei venuto, datti da fare con la macchina fotografica». Quando si dice essere operativi.
Giustamente fiero della sua creatura, ´Sótziu Culturale Seunis´, Serra dà sempre volentieri una mano anche alle altre associazioni paesane passando indenne e lieve sulle appartenenze politiche locali, tanto che il sindaco Gianfranco Soletta lo riconosce pubblicamente: «Se lo zio Antonio non ci fosse stato l´avremmo dovuto inventare». Sulla stessa linea l´assessore Ica Contini, che ha parlato in sardo.
C´è l´assessore regionale alla cultura Sergio Milia che quest´anno ha di che andare obiettivamente orgoglioso per essere riuscito a salvare dai tagli al bilancio le risorse destinate alla lingua sarda.
«I premi di poesia svolgono un ruolo basilare nella tutela dell´idioma della nostra terra - rileva l´assessore - Anche per questo abbiamo potenziato le risorse: è la prima volta che succede, abbiamo vinto una bella battaglia». Nelle commemorazioni dei poeti thiesini, di scena tutti gli anni ormai da tre lustri, quest´anno è il turno di Giuseppe Ruda, figlio di quella scuola impropria di poesia che iniziava dall´oralità e vantava grandi figure di estemporanei come Andria Nìnniri e Antoni Piredda, per molti decenni personaggi di primo piano nella storia delle gare poetiche, insieme con Tomaso Pinna ´Gherrinu´ e Antonio Demontis.
La relazione del presidente della giuria Nicola Tanda tocca, come sempre, i punti nodali della questione sarda e si sofferma sulla dimensione artistica e morale di poeti come Pedru Mura e Antonino Mura Ena.
Al termine dell´incontro - mentre il gran cerimoniere Antonio Serra raccomanda alla gente di non andar via perché tutti gli ospiti sono attesi nella sede della Pro Loco per l´agape fraterna - arriva dall´estremo oriente l´anteprima del grande successo della retrospettiva del centenario della nascita di Aligi Sassu all´accademia nazionale dell´arte di Pechino, con 140 opere dell´artista thiesino famoso esposte per venti giorni al pubblico della megalopoli cinese. Ma di questo si potrà parlare a parte.
Il momento è quello classico delle rimpatriate, con gli aneddoti e i ricordi storici. Antonio Serra rievoca gli inizi della sua passione per la poesia: «Negli anni Trenta, quando le gare poetiche pubbliche erano vietate, i poeti orali del paese si ritrovavano a casa di nonno a improvvisare versi». Gli chiedono di Aligi Sassu e Serra ricorda il momento più triste della sua amicizia con il grande pittore: «Ero a Pollença di Maiorca il 17 luglio del 2000, giorno del suo compleanno numero 88 e della sua morte. Qualche minuto prima dell´addio Aligi espresse questo desiderio: che le sue ceneri fossero portate in parte in una chiesa di Lugano e in parte disperse in mare tra le isole del suo cuore, Sardegna e Maiorca».

Il libro  
Kilap Gueye

La panchina

ovvero, ha senso emigrare?


Cagliari, Aipsa Edizioni
2008, pp. 80, Narrativa
Euro 9,00
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