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Satta-Branca e Princivalle Quei pionieri dellŽeditoria nella Sassari dellŽ800

Rassegna stampa | Mar, 1 Novembre 2011
LA NUOVA SARDEGNA 1/11/2011

CentocinquantŽanni fa, nellŽanno dellŽUnità dŽItalia, nascevano i fondatori della Nuova Sardegna. Nel 1891 il primo numero settimanale


Soltanto un giorno di differenza allŽanagrafe, appena qualche passo di distanza tra le rispettive scrivanie in quella che sarà la prima redazione della Nuova Sardegna. Doveva esserci una strana congiuntura astrale a Sassari, nellŽautunno dellŽanno dellŽUnità dŽItalia.

A fine ottobre 1861 due signore della attivissima borghesia cittadina sono in dolce attesa. Il 25 nasce Francesco Princivalle; il giorno successivo viene alla luce Pietro Satta-Branca. Nessuno ancora lo può sapere, ma esattamente trentŽanni più tardi quei rampolli di due delle famiglie più in vista di Sassari saranno tra i principali protagonisti della prima, eroica stagione dellŽeditoria in Sardegna. Satta-Branca sarà il primo direttore della Nuova Sardegna, mentre il suo gemello astrale Princivalle ricoprirà il ruolo di amministratore. Entrambi in cabina di regia, dunque, con due ruoli diversi ma sempre a contatto.

Per unŽulteriore coincidenza cronologica, il centocinquantesimo anniversario della loro nascita coincide con il centoventesimo compleanno della nostra testata.
Il 9 agosto 1891 compare infatti il primo numero del foglio settimanale La Nuova Sardegna. Pietro Satta-Branca è il principale artefice dellŽoperazione, portata avanti insieme ad alcuni suoi amici già impegnati in politica. Anche loro provongono da alcune delle famiglie più note di Sassari: Enrico Berlinguer (nonno del futuro segretario del Pci), Giuseppe Castiglia, Filippo Garavetti, Pietro Moro.
A occuparsi dellŽamministrazione del giornale viene chiamato Francesco Princivalle, che si avvale da subito della preziosa collaborazione di Giovanni Gallizzi, che si occuperà della stampa.
Il fermento culturale in città è palpabile e la nascita di una nuova testata viene sostenuta da un nutritissimo gruppo di sottoscrittori, che acquistano quote azionarie per un ammontare complessivo di 3.230,50 lire. Una cifra notevolissima, che già prima della partenza permette in sostanza di coprire le spese redazionali per il primo anno. Il bilancio di previsione approvato proprio dal direttore e dallŽamministratore è infatti di 3.841 lire.

Anche nella lista degli azionisti ricorrono i cognomi di famiglie e personaggi che hanno segnato un lungo e felice periodo della storia di Sassari: da Azzena-Mossa a Berlinguer, da Delitala a Zanfarino, passando per i vari Basso, Pirisino, Canepa, Duce e Garavetti. La composizione della redazione e lŽorganizzazione interna della Nuova Sardegna, che diventerà un quotidiano soltanto lŽanno successivo, naturalmente sono al momento ridotte al minimo indispensabile. Oltre al direttore, il foglio viene curato da un redattore capo, da un redattore e un fattorino gerente.
La redazione e lŽamministrazione trovano posto nello stesso locale. In "largo Azuni 5" Satta-Branca e Princivalle hanno dunque modo di lavorare praticamente gomito a gomito, pur con compiti estremamente differenti. Il giornale viene stampato in via Antonio Scano 4, nei locali della "Tipografia e cartoleria Dessì". Una copia del settimanale costa 5 centesimi, per sottoscrivere un abbonamento semestrale basta scucire 2 lire.

Già nel numero di presentazione compaiono le prime pubblicità: quella della stessa tipografia Dessì, che tra i vari prodotti vende "portafogli e portamonete in bulgaro e seta" e "temperini a varie lame, guarniti con madreperla, avorio e tartaruga". LŽaltra inserzione è quella della ditta dei maestri del legno, i Fratelli Clemente, "premiato stabilimento a vapore, artistico industriale".
La pubblicità come anima del commercio, anche nella carta stampata, dunque. Ma lŽimpostazione data dalla direzione è davvero orientata, al di là della pomposa retorica, alla nascita di una "nuova Sardegna", che possa permettere alla gente di vivere "una vita intellettualmente e moralmente sana, economicamente prospera e feconda". Scrive ancora Satta-Branca: "Il pubblico deve essere il collaboratore del giornalista. I fatti, le opinioni, le idee del paese, portati a conoscenza del giornalista, fanno del giornale lŽeco della coscienza politica".

E il pubblico, chiamato in causa in maniera così diretta, risponde alla grande. Dal 9 agosto 1891 al 21 gennaio successivo vengono pubblicati 23 numeri. Poi una sosta tecnica e il 16 marzo 1892 La Nuova Sardegna diventa un quotidiano.

Francesco Princivalle e Pietro Satta-Branca resteranno al loro posto ancora a lungo. Princivalle sino al gennaio 1926, quando il giornale verrà soppresso dal regime fascista dopo una lunga serie di sequestri. Morirà tre anni dopo, lŽ11 luglio 1929, mentre Satta-Branca era scomparso sei anni prima, il 14 luglio 1923. Date simili anche nella morte, dunque, per quei due borghesi figli di una strana congiuntura astrale che hanno fatto la storia della Nuova Sardegna.

Andrea Sini


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