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Le librerie, rifugi per lŽanima

Rassegna stampa | Sab, 29 Ottobre 2011
LA NUOVA SARDEGNA 29/10/2011

Caso Odradek: gli autori contro i supersconti della grande distribuzione


Per parlare del senso dei libri, e dunque anche dei librai, Michela Murgia racconta un episodio della sua infanzia che sembra preso da «Accabadora», una di quelle frase lapidarie che nel romanzo lŽanziana protagonista rivolge alla sua «fillŽe anima» e che questa si porterà dentro per tutta la vita. In una famiglia dove era unŽimpresa quotidiana portare qualcosa in tavola, la piccola Michela chiedeva perplessa alla nonna, analfabeta, perché ogni mese invece le comprasse un libro, che finiva in uno scaffale che si riempiva via via, e perché per far questo avesse dovuto vendere lŽunico bene di famiglia rimasto, un piccolo oliveto. «Perché lì crescono le olive - era la risposta - qui invece cresci tu». Ecco, forse è tutto qui il senso della bella serata che ieri Michela Murgia ha organizzato per lŽamica Rita Marras, la libraia che ha lanciato un appello per evitare la chiusura dellŽ Odradek. Accadeva un mese fa, e molto è cambiato, per la libreria indipendente soffocata dalla crisi ma soprattutto dal ruolo da tiranni adottato da tutte le grandi case editrici, ormai votate alla grande distribuzione o alle vendite via internet. Lo si è capito ieri, alla Sala Sassu del conservatorio strapiena di pubblico e di autori, editori e librai che sono arrivati per dare il proprio sostegno. E poi le sottoscrizioni, che sono già duecentocinquanta, e questo vuol dire che Odradek forse ha vinto la sua scommessa, e resterà quel punto di riferimento per la vita culturale di Sassari che è da dieci anni.
Tante e autorevoli le testimonianze che si sono avvicendate sul palco, mentre sullo sfondo scorrevano i dati sulla diffusione dei libri in Sardegna, una delle regioni in Italia dove si legge di più, dove esistono 30 librai indipendenti ma sino a pochi anni fa erano otto di più: cinque hanno chiuso, tre sono diventate librerie di catena (e anche per loro le difficoltà non mancano).
A ciascun autore il compito di leggere un brano, raccontare un episodio della propria vita o carriera in cui un libraio ha avuto un ruolo fondamentale. Il primo a salire sul palco è Salvatore Mannuzzu. Il decano degli scrittori sardi annuncia un brano che «leggerò piuttosto male, ma sarebbe assai peggio se leggessi qualcosa di mio» e la sua ironia strappa lŽapplauso. Sceglie una poesia di Montale, «Dora Markus», da unŽedizione comprata nel 1947.
Sullo schermo compare poi un messaggio di Dacia Maraini, un incitamento a tutelare i librai indipendenti; poi è la volta di Paolo Maccioni, che legge un brano dal suo «Buenos Aires troppo tardi», e racconta di come nella capitale argentina una volta lŽanno si festeggi la notte dei librai, in omaggio a una vittima della dittatura. Poi tocca a Teresa Porcella, che ricorda come non esista un mare che porti lontano come un libro, e del poeta Alberto Masala, che sul filo del paradosso annuncia la vendita di un nuovo prodotto: lŽibook seller, il libraio insomma. Rita Marras si presta con ironia a salire sul palco e a vedere elencati i prodigi tecnologici di questa nuova invenzione mentre Masala le gira intorno elogiando le possibilità comunicative del prodotto: «Se per caso lo trovate arrabbiato, basta riavviare il sistema con un sorriso».
Da Masala a Ornella Demuru, dellŽeditrice Kita, che legge un brano dal libro «I sardi sono capaci di amare» di Franciscu Sedda. Poi ecco Domenico Starnone, guest star della serata assieme a Diego De Silva. Sono entrambi napoletani, e Starnone racconta un episodio della sua adolescenza, quando non aveva i soldi per comprare nulla, se non qualche volumetto usato, ma incappò in un libraio che gli concedeva ogni tanto di prendere un libro in prestito per due giorni, a patto che lo riportasse intonso, come se non fosse stato mai aperto.
Gianni Tetti racconta la sua prima presentazione proprio da Odradek, mentre Simona Tilocca legge un brano di Catullo, e racconta quanto possa essere personale il rapporto dei lettori con i librai: pari, per una donna, solo a quello con il parrucchiere di fiducia o con il proprio ginecologo. Una specie, quella dei librai di fiducia, acutissima, capace di accorgersi del tradimento del proprio cliente molto più di un marito sposato con una donna non proprio fedele.
Francesco Abate compare in video, e come lui Flavio Soriga e poi Marcello Fois. Abate nello stesso momento è a Cagliari dove riceve il premio Alziator per il romanzo «Chiedo scusa». Il suo ricordo di un libraio è amaro, è un fatto realmente accaduto ma si trova anche nel libro «Ultima di campionato»: il suicidio di Gianfranco Cocco, titolare di una storica libreria cagliaritana, oggi unŽanonima caffetteria.
Lucia Angelica Salaris, dellŽeditrice Angelica, legge un brano ironico di Anna Maria Pulina (il segreto per scrivere il romanzo etnico perfetto); Daniele Pinna, agente letterario (di Michela Murgia, fra gli altri), cita aforismi di Amos Oz, Ray Bradubury, Giorgio Manganelli.
Strappa risate anche Andrea Pusceddu, del trio di scrittori Elias Mandreu: «il libraio è come un pusher, se il libro non ti piace puoi lanciarglielo addosso. Per questo, ed evitare reazioni pericolose, è meglio rivolgersi a un libraio piccolo piuttosto che a uno grosso». Sul banco degli imputati insomma finisce la grande distribuzione, e la legge Levi nata, come ricorda Giorgio Todde, per evitare gli sconti esagerati da parte dei giganti ma diventata invece uno strumento per attuarli. Poi è la volta di Alberto Capitta, Milena Agus, e altri ancora. Tante voci che insieme ricordano quanto siano importanti i libri, e quanto lo siano i librai. Specie quelli più piccoli.

Paolo Merlini

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