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Messaggi dal pianeta giovani

Rassigna de imprenta | La Nuova Sardegna | Mer, 21 Ghennàrgiu 2009
Giovedì scorso 15 di gennaio è stata inaugurata, all´Accademia di Belle Arti di Sassari, una mostra che presenta 13 dei lavori che hanno dato forma all´edizione 2008 di «Menotrentuno», rassegna internazionale di fotografia organizzata da Su Palatu di Villanova Monteleone.

«Menotrentuno» è dedicata a giovani autori europei che non abbiano ancora compiuto, appunto, i trentun anni. L´edizione dell´anno appena concluso, la seconda per questa giovane rassegna sui giovani, ha avuto per tema «Il delirio giovanile». A raccontarlo sono stati chiamati 15 fotografi, tra questi sei italiani che hanno lavorato in Sardegna realizzando delle produzioni originali. Si tratta di Serena Reverberi, del catanese Francesco Millefiori, di Emanuele Cremaschi, del romano Fabrizio Nacciareti e di due sardi, la nuorese Stefania Mattu e il cagliaritano Luca Spano. Geograficamente variegata la provenienza degli altri protagonisti: dalla Turchia di Burgu Göknar alla Francia di Agnes Dherbeys e Alexa Brunet, dalla Bosnia di Ziyha Gafic alla Norvegia di Eivind Natvig, dalla Germania di Tobias Kruse alla Svezia di Elin Berge, per concludere con la Romania di Dana Popa e la Svizzera di Yann Gross. I lavori degli ultimi due non sono però esposti all´Accademia perché in mostra altrove. Peccato, in particolare per il contributo della rumena, un lavoro commovente, delicato ed insieme terribile, che racconta della tratta femminile in Europa. Parlando di questa assenza tutta al femminile viene spontaneo notare come tra gli italiani vi sia un netta preponderanza di fotografi, mentre dall´Europa sono arrivate in maggioranza fotografe: scelte volute o casuali, e determinate da cosa? Forse l´Europa, oltre che più aperta ai giovani, come ha sottolineato Sonia Borsato di Su Palatu nella presentazione, è anche meno chiusa al femminile di quanto non sia questo nostro, un poco derelitto, paese? Dove purtroppo quello che più conta, come sempre durante la presentazione è stato sottolineato da più voci, non è tanto far bene le cose ma avere i propri santi in paradiso, alla faccia di tutti i bei discorsi sul merito, così splendidamente trasversali.

«Menotrentuno» è una cosa importante, una rassegna ben costruita che apre una finestra sul mondo della fotografia europea, un´operazione di cui si può essere a buon titolo orgogliosi. Che è molto cresciuta in qualità dalla prima volta del 2006. Ci sono certo apporti discutibili, come il lavoro a forti tinte pop di ritratti di spalle realizzato da Serena Reverberi, che prova a raccontare gli stagionali precariamente occupati nelle zone turistiche del nord dell´isola. Ma molto di quanto è esposto è interessante: ad esempio il contributo del bosniaco Ziyha Gafic, purtroppo davvero mortificato dalle necessità poco virtuose dell´ allestimento. Cercatelo in cima alla torre di immagini che incontrate lungo le scale. Nativo di Sarajevo, fin da giovanissimo ha vissuto l´assurda esperienza della guerra. Il suo ´Nei campi di marte´ racconta con efficacia, attraverso immagini poetiche e delicate, luoghi di guerra o luoghi per i quali la guerra è ferita recente: la sua Bosnia, il Libano nel 2001, l´Afghanistan e l´Iraq, la martoriata Striscia di Gaza in Palestina, oggi irraggiungibile per la stampa internazionale, un fatto che parla da se. Fotografie dolenti ma non solo: in alcune c´è come un senso di grazia e di speranza. Inquietante la proposta del norvegese Eivind Natvig ´L´utopia allargata´: immagini a colori scattate in occasione di un grande raduno di entusiasti del computer che, per cinque giorni, si riuniscono ad Hamar, in Norvegia, per una immersione profonda nel mondo virtuale. Oltre 5000 persone, radunate all´interno di un immenso capannone, che navigano, giocano, condividono e dialogano, tra loro stessi e con il resto del mondo, attraverso le loro macchine e i loro schermi. Realizzato con rigore e con la giusta distanza il lavoro del tedesco Tobias Kruse, dal titolo ´La campana delle otto´. Kruse si è confrontato con quel particolare momento della vita studentesca che è l´esame di maturità: per due anni ha seguito alcune classi del ginnasio Carl von Ossietzky di Berlino Pankow, durante i giorni dell´esame e nella liberatoria festa collettiva che segue. Ma il più affascinante e raffinato tra i lavori esposti è quello della svedese Elin Berge, che presenta un reportage a colori costruito attraverso ritratti realizzati parte a Los Angeles, parte in Svezia. ´Ragazze suicidio- Ragazze velate´ è il titolo della sua opera, che mette a confronto due mondi femminili: quello delle spogliarelliste statunitensi legate al sito suicidegirls.com con quello di alcune giovani musulmane che vivono in Svezia e hanno deciso di portare il velo. Qualcosa accomuna queste donne le cui scelte appaiono così diverse e lontane: sostengono tutte che le loro decisioni sono libere e consapevoli, e che il il fine è quello di avere il controllo del proprio corpo. La fotografa svedese tratta entrambi gli argomenti con delicatezza, complicità e coinvolgimento, usando due tonalità espressive diverse, assolutamente adeguate a due mondi distanti. Ma dalle fotografie emerge chiaro, ed è una cosa grande in questi tempi bui, che per Elin Berge quelle donne sono tutte sorelle.

(Antonio Mannu)

 
Su libru  
Diego Mormorio,
et al.

Menotrentuno_II il delirio giovanile

giovane fotografia europea in Sardegna_Young european Photography in Sardinia


Villanova Monteleone, Soter editrice
2008, pp. 132, Catàlogos
Euro 20,00
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