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Genova-Montevecchio viaggio di sola andata

Rassegna stampa | Il Giornale di Sardegna | Mar, 4 Ottobre 2005
Il colpo di fulmine per una natura fiera e severa, la curiosità per un luogo che si percepisce completamente diverso da quello delle origini, infine la vita quotidiana in un piccolo mondo che resterà sempre scolpito nel cuore, anche dopo la sua scomparsa e la scoperta della città. Il libro Da Genova a Montevecchio di Mariarosa Mantero Mariani è davvero, come recita il sottotitolo, una raccolta di impressioni e ricordi in ordine sparso, che contiene fotografie, temi dei figli, poesie e frammenti di vita. LŽautrice comprende nel racconto gli anni fra il 1953 e il 2003, alterna la narrazione della propria vita di moglie del medico delle miniere di Montevecchio a considerazioni sociali e sentimentali sulla Sardegna, ricordi di usanze che tanto la colpirono quando arrivò nellŽIsola, naturalmente in una notte di tempesta, e lŽamò subito. Lo sguardo continentale della signora Mariani, soprattutto rivolto agli anni felici trascorsi a Montevecchio, colpisce per la sua tenerezza e nostalgia. Il racconto è diviso per capitoli tematici che spaziano dai ricordi dei suoceri alla vita dei ragazzi negli anni 60, per arrivare ad alcune impressioni della Cagliari contemporanea, dopo che la famiglia Mariani vi si trasferì in seguito alla progressiva decadenza e poi chiusura delle miniere.  Il flusso di coscienza dellŽautrice spazia dai ritmi sempre uguali  della vita nel paesino, con le visite pomeridiane alle altre mogli importanti, il cerimoniale socio-gerarchico nel microcosmo della miniera a cui talvolta ella sfuggiva, la curiosità per la signora continentale. Interessante lo spaccato di vita quotidiana, fra una passeggiata in campagna e la constatazione delle condizioni di vita degli operai, decimati dalla silicosi e dalla pericolosità del lavoro (tristemente pittoresca lŽusanza di assegnare un temino a scuola a commento di ogni infortunio mortale). Ma è soprattutto un libro di sentimenti, che mescola nozioni sulla storia e la geografia dei luoghi tanto amati a felici ricordi degli amici più cari, lŽaccoglienza riservata alla famiglia Mariani dagli isolani alle inevitabili differenze fra Sardi e continentali. Pur con tutta la buona volontà, la signora Mariani dipinge infatti un ritratto che per quanto tenero è intessuto da un approccio quasi colonialistico: i sardi erano e sono tuttora fedeli (soprattutto se domestiche o attendenti), divisi fra loro da aspri campanilismi, in generale poco interessati al resto del mondo e afflitti dalla maledizione eterna del complesso di inferiorità. Lo sguardo lungo cinquantŽanni dellŽautrice può essere una ulteriore possibilità di riflessione per verificare se e quanto qualcosa è cambiato.

(Francesca Madrigali)


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