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Storia di un seminatore di paura

Press review | Il Giornale di Sardegna | Mon, 28 November 2005
Contro i moralismi e gli improvvisi patriottismi, le convinzioni da talk show, la retorica mediatica e le parole che improvvisamente hanno cambiato significato. Un libro può aprire gli occhi, porre delle domande, magari risvegliare una sana disubbidienza, come nota Gianni Marilotti che ha presentato Johnny il Seminatore, nuovo libro di Francesco DŽAdamo, insieme allŽassessore Luciano Marrocu. Il sottotitolo è inequivocabile: un romanzo contro tutte le guerre. Questo, come gli altri miei romanzi, vuole raccontare un pezzo di realtà, soprattutto storie di periferie o di periferia del mondo: lŽautore è uno scrittore per ragazzi molto conosciuto ed uno dei pochi ad essere tradotto anche allŽestero, predilige il registro realista e dopo Storia di Iqbal regala al suo esigente pubblico di giovanissimi (adulti di 15 anni li chiama affettuosamente lui) un nuovo libro che racconta la storia del soldato Johnny, ragazzo modello di un paese del profondo Nord dellŽItalia. Partito in pompa magna per una di quelle che curiosamente vengono chiamate guerre giuste e acclamato come un eroe, ritorna dopo qualche mese con gli occhi spenti e il cuore infranto da ciò che è diventato: un seminatore di mine antiuomo. I suoi racconti di un paese disperato in cui i nemici da bombardare sono pecore e civili provocano soltanto lŽostilità dei suoi concittadini e lŽisolamento. La voce narrante è la sorellina quattordicenne di Johnny, coscienza critica e unica fra tutti a porsi delle domande sfuggendo alla nebbia geografica e mentale che avvolge la comunità. La presentazione, organizzata da Tuttestorie e dal Centro Regionale Documentazione Biblioteche per Ragazzi della Provincia di Cagliari, ha visto la presenza di molti giovani studenti del Siotto e di Ignazio Serrau di Emergency, a cui sono devoluti parte dei proventi del libro. Anche il prossimo, Storia di Ouiah che era un leopardo, affronterà un tema importante, quello  dei bambini soldato dellŽAfrica: la sfida sarà quella di raccontarlo ai ragazzi sui dieci anni. Francesco DŽAdamo, figlio di profughi istriani e di una generazione che ha conosciuto anche il Vietnam, ha molto a cuore il significato autentico delle parole: una guerra è una guerra, non una missione umanitaria; le bombe non sono intelligenti, altrimenti non sarebbero bombe; e via sottolineando il gigantesco imbroglio mediatico e politico che ci avvolge, che rende Johnny consapevole e lo spinge ad una clamorosa protesta altamente simbolica, che forse risveglierà le coscienze di tutti.

(Francesca Madrigali)

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