Vai direttamente al contenuto

SBS

Servizi Bibliografici Sardegna

Servizi Bibliografici Sardegna
     
  
Password dimenticata?
Abbonati ora!

LŽarcheologo militante della civiltà dei sardi

Rassegna stampa | LŽUnione Sarda | Ven, 23 Maggio 2008
Tra i molti modi che si conoscono di individuare lŽidentità di un gruppo, di una nazione, di un popolo vi è quello di interrogarlo attraverso la storia, cioè la ricerca sul proprio passato. La nozione di identità etnica o culturale è di grande attualità e nasce dalla percezione che il gruppo, il popolo, la nazione hanno di se in rapporto agli altri gruppi, popoli o nazioni con cui mantengo relazioni e si confrontano. Tale percezione si esprime attraverso il suo patrimonio culturale. È la cultura che «trasforma gli uomini in gruppi organizzati» (M. Ainis, 1991).
La cultura è un prodotto storico - dicono sociologi ed etnologi - cresciuto per sviluppi interni e utilizzando processi di impostazione e confronto con altre culture. Riflesso di questo processo di convivenza umana sono: la lingua; i beni materiali che i nostri padri ci hanno lasciato (monumenti, opere dŽarte, di artigianato); le vicende storiche ed i loro sviluppi etnici e umani; le regole attraverso cui le interrelazioni di carattere economico e sociale; le convinzioni religiose e filosofiche; le usanze e i costumi accettati dalla comunità. Tutti questi elementi in una regione come la Sardegna dal profilo aspro, con una «geometria irregolare e incolta» e con unŽanima antica, acquistano unŽimportanza straordinaria. Guido Piovene, nel suo Viaggio in Italia (1953-56) trovava la nostra terra «compatta e radicalmente diversa dalle altre regioni». La sua diversità, la sua originalità, la sua morfologia hanno determinato il carattere etico fondamentale dei suoi abitanti, tendente allŽisolazionismo, allŽindividualismo di gruppi e di persona.
I contributi che gli studiosi di cose sarde hanno dato alla conoscenza del nostro patrimonio culturale varia secondo i punti di vista. Gli storici hanno approfondito il nostro passato indagando le sue fasi attraverso il succedersi delle dominazioni esterne. I sociologi (rivolta lŽattenzione soprattutto alle zone interne, che più richiamano lŽattenzione degli estranei e più producono comportamenti e cultura) le registrano come non facilmente assimilabili ed integrabili. Gli economisti leggono il sottosviluppo con la constatazione che la crisi del sistema sardo continua da molti anni e non presenta prospettive facili di superamento. Ciascuno dei cultori di settore ci danno indicazioni di specie. Ma il patrimonio culturale della Sardegna sembra abbia trovato, negli ultimi decenni del secolo scorso, in un Žarcheologo militanteŽ la sua autentica espressività. Partendo dai reperti di scavi dellŽarcheologia, passando attraverso la memoria di alcuni momenti critici della nostra storia remota e vicina, il professor Giovanni Lilliu indaga sugli elementi naturali dellŽambiente, il modo di conservarne la fruibilità sociale, utilizzando la difesa della lingua, ed il culto complessivo dei valori dellŽidentità. È singolare, o almeno appare tale, che uno scienziato del più lontano passato, abbia consegnato ai contemporanei una straordinaria e grandiosa mole di ricerche e scritti che contengono questi vari aspetti di studio e riflessione. Occuparsi della sua produzione e della sua testimonianza politica e umana significa occuparsi del sardo, forse, più noto al mondo intero.
La sua opera occupa una bibliografia tanto ampia da apparire sterminata. Un giovane studioso intelligente e attento, e un editore coraggioso hanno concentrato le parti più significative della sua operosità in quattro volumi di circa mille pagine. Difficile dirne di tutti e quattro. Il più stimolante per chi ha passione e curiosità per la propria terra è quello che, con una sapiente antologia, Alberto Contu ha dedicato ai suoi scritti sulle Ragioni della archeologia e della storia (Zonza Editori; 2006; pagine 278).
Nei saggi raccolti, ma non datati, più dŽuno ha il forte gusto della novità. Nella civiltà di pietra dei nostri menhir (che noi chiamiamo perdas fittas o perdas longas ), delle caverne sacre, dei santuari ipogeici, della quarantina di pozzi, dellŽarchitettura degli altri settemila e più nuraghi, delle gigantesche figure di guerrieri di arenaria gessosa, dei bronzetti nuragici con le loro intriganti e talvolta misteriose evocazioni; ritroviamo la testimonianza delle molte tribù che popolarono la Sardegna dai diversi millenni avanti Cristo in poi.
Quel mondo nel quale Lilliu, con lirismo della forma ma il rigore scientifico della sostanza, ci racconta delle divinità che non abbiamo conosciuto. Si chiamavano Jolao, Norace e Sardus. Venivano dal V millennio. Ma Lilliu non fa parlare solo della religiosa spiritualità dei pre-nuragici e dei nuragici. Parla della loro economia, della loro cultura, della metafisica (sì, proprio metafisica!). I sardi di allora erano alti 1,62 i maschi, 1,50 le donne.
In questo libro del tempo compare il ruolo dellŽossidiana, preziosa roccia magmatica e, più tardi, dei minerali dal piombo al rame e allŽargento di cui lŽisola era fornitrice. E nel ricordo dei quasi settemila anni della nostra vicenda mineraria assieme agli strumenti di scavo e lavoro «stavano i resti di un minatore morto sotto un masso franato, il più antico caso di infortunio conosciuto nella storia drammatica delle miniere sarde».
Non fa difetto nellŽopera neppure la struttura politica e istituzionale della nostra primordiale e frammentata autonomia. La Sardegna passò dalla organizzazione in tribù a una struttura politica cantonale sotto il dominio di diverse signorie, in conflitto tra loro come lo erano state le tribù. LŽunità fu solo conosciuta in occasione delle feste che si riunivano nei santuari (Santa Caterina o Genna Maria). Persino lŽentità della popolazione (tra i 210.000 e i 240.000 abitanti) ci sorprende perché nel lontano passato era pari a quella che ci attribuisce Braudel nel XVI secolo. Come ci sorprende la vocazione marinara dei secoli testimoniata non solo dalle settanta navicelle di bronzo ma altri importanti reperti diffusi nel Mediterraneo. In politica estera i nuragici stipularono trattati con la città-stato di Sibari nella Magna Grecia e vinsero una guerra contro lŽinvasione di Malco politico e generale cartaginese.
Il volume contiene altre dotte analisi sulle origini della storia sarda, sulle milizie nellŽetà bizantina, e non ultimo, su Emilio Lussu e lŽarcheologia . Il politico sardo nel dialogo che teneva con Lilliu rilevava, sulla scorta delle sue ricerche, come «il seme nocivo della discordia e la negazione necessaria storicamente di quella attitudine nazionale è una realtà non ipotetica». LŽopera dellŽarcheologo militante del suo tempo è densa di elementi umanamente apprezzabili che fa dire ad Antonio Segni, nella sua prefazione a La Civiltà dei sardi (1972) che «la poesia del passato ha, forse, talvolta troppo attratto lŽautore». DallŽinsieme degli scritti e dalla prodigiosa produzione emerge la possibilità di ricavare il suo segno-messaggio. Nei fatti del passato, che continuano oggi nella nostra etnocultura, il valore dellŽopera di Lilliu coglie direi totalitariamente il valore unitario del nostro patrimonio culturale. Storia, religione, letteratura, etica, ambiente si fondono attraverso lŽanalisi espressiva di valori specifici ma coincidenti nella unità della nostra diversità.
Siamo davanti a unŽimportante scoperta: Lilliu ci ha dato la base di una Costituzione o di uno Statuto culturale che è riuscito ad individuare sintetizzando beni materiali e «beni etici» (come li chiama) che abbiamo il dovere di custodire. Rigore morale, fierezza, ricerca di sé in campo spirituale, originalità nelle produzioni economiche, negli stili artigianali e nelle espressioni artistiche in un ambiente che è frutto dellŽinterazione dellŽuomo con la natura e il paesaggio, diventano sistema culturale e sigla peculiare della nostra terra.
È questa la scoperta di Giovanni Lilliu.

Marcello Tuveri

Maggiori informazioni su

  Giovanni Lilliu
Inizio pagina   Stampa Stampa questa pagina   e-mail Invia questa pagina   Condividi Condividi
Servizi Bibliografici Sardegna