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Un cantastorie per lŽidentità

Rassegna stampa | LŽUnione Sarda | Mar, 9 Febbraio 1999
Esce per Condaghes , illustrato da Stefania Costa, ŽLe frazioni del MoroŽ.

SŽAremigu, lŽessere supremo delle tenebre, minaccia di distruggere lŽintero mondo. Gli unici che possono contrastarlo sono un gruppo di uomini che assieme ad alcuni esseri fantastici, vivono esiliati da millenni su una piccola isola. In attesa della battaglia finale.

Il servo pastore Perdu, la jana Urthaddala, Antoneddu e la sposa guerriera Arrosa, Sa Mama e Su Entu e suo marito Uragano, il brigante Balente e il vecchio re Bachis, sono solo alcuni dei personaggi di questa avvincente saga fantasy, che segna il debutto dellŽattore Gianluca Medas nella narrativa letteraria. Il romanzo (Le frazioni del moro, pagine 198, lire 14.800) edito dalla Condaghes nella collana Il Trenino Verde, si inserisce di rinnovare la favolistica sarda indirizzata ai più giovani e di far uscire la narrativa isolana da un ambito meramente regionalistico.

Figlio dŽarte (appartiene infatti alla famiglia Medas che ha fatto la storia del teatro etnico sardo) Gianluca Medas ha portato per le piazze i contos, racconti tramandati dalla tradizione orale. E nel costruire il romanzo ha potuto mettere a frutto tutta la sua esperienza di cantastorie, prendendosi la libertà di mescolare fiaba e dramma, elaborando in maniera del tutto moderna personaggi ed elementi recuperati dalla tradizione popolare sarda. è forse questo lŽaspetto più importante del libro: la capacità di ricondurre ad un piano unitario e coerente gran parte dellŽuniverso della narrativa fantastica isolana, arricchendo ogni contesto dŽun valore simbolico.

La guerra contro SŽAremigu, consente al popolo dellŽisola di superare le antiche divisioni e di trovare unŽidentità. Per lŽautore, che qualche tempo fa, aveva utilizzato Il signore degli Anelli per una serie di animazioni rivolte ai ragazzi, il romanzo di Tolkien ha certamente costituito un preciso punto di riferimento. Ciò è evidente, non solo nella struttura dellŽimpianto avventuroso, che procede per accumulo, senza cessare mai di essere incalzante e avvincente, ma anche per quanto riguarda la ricerca del giusto ritmo da dare al racconto e per il tono epico che acquistano gli avvenimenti narrati. Il volume è arricchito dalle belle illustrazioni di Stefania Costa, una delle più valide cartoonist sarde, appartenenti a quella generazione di giovani artisti fortemente influenzati dal segno degli autori nipponici. Mediando tra modernismo e tradizione, senza mai rinnegare lŽiconografia fiabesca più classica, le tavole della disegnatrice rappresentano dei veri e propri squarci su un mondo incantato. Il pregio del suo lavoro è stato soprattutto quello di riuscire a rappresentare un universo che, pur essendo riconoscibile come sardo, non presenta, in realtà, alcun elemento banalmente folcloristico.

(Bepi Vigna)

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