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Per capire il mondo attraverso il sogno

Rassigna de imprenta | La Nuova Sardegna | Lun, 5 Santandria 2007
Nella collana "Il trenino verde" edita da Condaghes, esce "Gondrano il cormorano", di Franco Enna. Il nostro è un mondo pragmatico, domina lŽimmediato tornaconto personale, con una scarsissima propensione agli altri e alla pratica del sognare. Forse è la vita che ci fa così, ma su qualcuno non fa effetto. Soprattutto se il contagio del sogno lo protrai nel tempo, come ha fatto Enna, che alla scuola ha dedicato tutta la vita, con costante impegno e tantissimo cuore. Esempio rarissimo, ma imitato da tanti maestri e maestre, professori e bidelli, che dellŽeducare hanno fatto non il loro lavoro ma la loro missione.
Ma perché mai ci viene da parlare di scuola e dellŽautore se poi si deve scrivere dŽun libro? Perché da quando abbiamo iniziato a leggerlo a quando poi lŽabbiamo finito non abbiamo fatto altro che vedere e immaginare i protagonisti non nel loro ambiente ma traslati nella scuola di via Gorizia. Sarà per il fatto che è dedicato ai bambini di quella scuola, questo libro; sarà perché lŽautore in quella scuola ha dato tanto, sarà per il fatto che anche lui, a fine carriera, è volato via, come sua Maestà Reale, personaggio del libro, nellŽaura dŽuna agognata pensione. Ma poi è tornato e torna ancora ogni tanto a respirare lŽodore di gesso e di bambini.
Un libro, ogni libro, una volta scritto, rivendica la propria autonomia dallŽautore, come un bambino che si fa adulto. Quando uno lo legge lo fa suo, ci vede qualcosa di diverso dalle intenzioni dellŽautore. E allora, immaginiamo una scuola, una scuola grande. Immaginiamo un bambino piccolo e nero, con il grembiule e gli occhi smarriti che si presenta alla lezione a fine giugno, a scuola vuota e chiusa. Il bambino non sa niente del mondo, anche se sta in piedi da solo. Immaginiamo che in quella scuola chiusa ci sia un Direttore Didattico, o un maestro, che vedendo quel bambino tutto solo non gli dica il vero, cioè che la scuola è chiusa e che lui è in ritardo, ché lo smarrirebbe e lo farebbe sentire solo. Ma che invece lo prende per mano e lo porta in giro, come se tutto fosse normale. Così vicini uno allŽaltro vanno per aule e corridoi, e poi in giardino, e per le strade che stanno intorno alla scuola. Sempre tenendo il bimbo per mano, il maestro o direttore gli fa capire cosŽè la scuola e il mondo. Ma senza didattica saccenteria. Come solo un buon maestro sa fare. Gli parla educatamente, senza interferire con la sua visione del mondo che mano a mano si sta costruendo in testa. Ogni tanto le mani si slacciano e il bambino esplora da solo il mondo, testando lŽautonomia che verrà, e se qualche pericolo lo minaccia sa che può contare sullŽaltro.
Naturalmente i pericoli ci sono, nel libro e nella vita. Nel libro ci sono tanti animali-personaggi che interagiscono con Gondrano il cormorano, che io vedo come uno scolaro bambino, e ognuno di essi ha una visione del mondo personalissima. CŽè la vita e la morte, nel libro, lŽamicizia e il razzismo, la prigionia e la libertà, la crescita e lŽamore verso lŽaltro. Non viene taciuto niente al bambino lettore, ma tutto viene detto con quello stile garbato che solo Franco Enna possiede, un talento innato, unŽaffezione dovuta alla sua strana malattia: lŽesagerata fantasia.
E allora magari il libro - immaginiamo - è nato al mare mentre lui, lŽautore, cullato nella pennichella dal rumore delle onde, sentiva la sabbia, soffice e tiepida, che invitava a lasciarsi andare. Nelle orecchie lŽeco delle strida dŽun gabbiano, e nella retina impressa lŽimmagine buffa dŽun cormorano con le ali stese al sole. È arrivato il sonno, dal sonno al sogno, contaminato da quella strana malattia. E tutto si è mischiato in testa. E così il gioco è bello che fatto: la scuola della vita diventa avventura, una straordinaria avventura tutta da leggere.


Su libru  
Francesco Enna

La vera storia di Gondrano il cormorano


Cagliari, Condaghes
2007, pp. 180, Pitzocos
Euro 10,00
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