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Frantziscu, morto e risorto. La città d´acqua, il nuovo romanzo di Giulia Clarkson

Rassegna stampa | La Nuova Sardegna | Lun, 10 Novembre 2003
È in libreria La città d´acqua, il nuovo romanzo di Giulia Clarkson. La giovane scrittrice cagliaritana ha al suo attivo una raccolta di poesie, "Le lagune della tenerezza", numerosi racconti, un romanzo di esordio, "Le stagioni di Flora", e alcune piéces teatrali per bambini della quali è anche interprete. "La città d´acqua", romanzo vincitore della sezione giovani al Premio Letterario 2002 ´Grazia Deledda´, cattura il lettore per l´intensità delle immagini e l´incisività della scrittura. Le prime pagine sono dedicate a una ´muta testa di donna´, dal volto incrostato di alghe centenarie: naufragata in un metro di acqua paludosa ´tra il dolce e il salmastro´ al confine fra la terra e il mare, è stata trovata da Salvatore, il più famoso pescatore di arselle di Giorgino e amorosamente conservata da lui e dal figlio adottivo Frantziscu. Raffigura, pensano, donna Giulia, moglie di Tigelio, il cantore sardo immortalato da Orazio. La bella testa ´pettinata dal tempo´ di donna Giulia col suo ´torrido sorriso di argilla´ è il logo del romanzo: a lei fa capo la molteplicità dei percorsi narrativi, che si muovono leggeri sulla soglia fra passato e presente, realtà e illusione, morte e vita, in un periodo traumatico della storia della laguna di Santa Gilla fra gli anni Settanta e Ottanta. Anzitutto è la rievocazione incantata , quasi preziosa, di un mondo perduto. La laguna con i suoi colori, odori e sapori prima che arrivasse anche per lei ´il tempo del cemento´(la ´sabbia pullulava di arselle e ovunque si ponessero i piedi se ne calpestavano di numerose´, nell´acqua guizzavano le anguille ´belle e ribelli come le code spezzate del diavolo´); l´antico villaggio di pescatori con le scomode baracche di legno, separato più che unito alla città di pietra dal ponte della Scaffa, un primo ponte vero che sostituisce l´antico, di imbarcazioni legate fra loro da corde e legnami. La laguna percorsa dai pescatori con i loro ciu (le barche dal fondo piatto), si apre verso un mare straordinario dal quale fioriscono, lungo la linea di costa, Sant´Elia, il villaggio dei pescatori rivali, la fiamma inesauribile dell´industria petrolchimica della Saras, i faraglioni della Sella del Diavolo. Ma viene insidiata alle spalle dalla città di pietra, dove una ´mente glaciale´ medita devastazione. Il romanzo descrive personaggi caratteristici: Maria per la quale anche confezionare la panadas equivale a compiere un oscuro atto amoroso; Marta, rigida e antica come una creatura primordiale; is pillitteris, i ragazzini che sul finire dell´estate separano con le mani il sale dai residui di fango; Nandino, ´filosofo della strada e della follia´. Narra la sofferenza degli animali che l´uomo preferisce ignorare. Più feroce dell´agonia dei muggini strappati al loro elemento naturale è la morte dei pesci che galleggiano con la pancia al cielo cotti nell´acqua surriscaldata dalla centrale Enel. Non meno terribile della strage dei fenicotteri, rivali nella pesca, che i pescatori uccidono a bastonate, è la devastazione che il motopontone, Poseidone, enorme fenicottero di metallo, infligge alla laguna. La laguna è anche il luogo della malinconica fiaba del corvo disobbediente: mitico uccello punito con l´impossibilità del volo (è incatenato con le zampe alla sabbia), monito chiaro per coloro che disobbediscono alle regole. Questa realtà viene filtrata attraverso la storia dell´arsellaro Salvatore e di Frantziscu, al quale comunica una ´scabra visione della vita´ e la capacità di leggere il linguaggio della natura. Questo mondo comincia a incrinarsi quando Salvatore muore di colera: una morte desolata e implicitamente polemica, in solitudine perché nell´ospedale nel quale è stato ricoverato non è orario di visite. Nell´acqua della laguna insieme al vibrione del colera sono presenti grandi quantità di mercurio, regalo delle fabbriche dei dintorni: l´apocalisse di Santa Gilla è vicina. A partire dai pesanti lavori di industrializzazione, avviati con i fondi della ´legge del miliardo´, la laguna era diventata ´protagonista privilegiata dello sviluppo cittadino´. Navi enormi la sventrano al loro passaggio, le ruspe ne sfibrano le vene più profonde. Al termine del processo il villaggio dei pescatori viene chiuso per ragioni di sicurezza e i suoi abitanti vivono l´esperienza della diaspora: molti vanno a vivere nella case del Cep, dalla quali è possibile vedere da lontano Molentargius, lo ´stagno senza pesci´. Il secondo capitolo è dedicato alla storia di Frantziscu, questa creatura della laguna, ormai lontana (´enorme corpo blu che si spinge con prepotenza nella terra, allargandosi a dismisura come un´enorme ferita´). Nella città di pietra il ragazzo vive l´esperienza umiliante del degrado fisico e morale (l´indigenza, l´alcolismo, ´l´inutilità quotidiana´), una discesa agli inferi dalla quale esce con la più incredibile delle esperienze. Si isola dal mondo calandosi nella tombe millenarie di Tuvixeddu, nella profondità della terra, quel labirinto di passaggi e di cunicoli che raggiungono le grotte carsiche e le sorgenti del sottosuolo. Restituito a un´ ´unicità primordiale´, ricostruisce positivamente la propria identità. Per rinascere occorre morire: questa è la lezione tramandata dagli antichissimi miti cosmici, trasmessa dalla muta signora di argilla, sepolta fra l´acqua e la terra e chiamata a nuova vita. Nell´ultimo capitolo Frantziscu viene assunto come manovale per effettuare uno scavo archeologico. Si cercano i ruderi di un antico palazzo dei Giudici edificato vicino a Santa Gilla. Emergono le memorie di un passato lontano: la città sull´acqua fiorita anticamente vicino alla laguna. Chiamata Krly dai Cartaginesi e Karalis dai Romani, ha attraversato l´epoca giudicale, lo scontro con i pisani, l´invasione spagnola. Gli scavi tentano di decifrare il ´misterioso alfabeto´ che il tempo scrive e la terra conserva a differenza dell´acqua, che tutto trascina nel suo perenne fluire. Ma gli scavi vengono interrotti quando cominciano a dare i primi risultati. ´La strada che attraverserà la laguna passerà sui resti del Palazzo dei Giudici. La Giunta è cambiata, non c´è assessore convinto dell´importanza del nostro lavoro, né politico che lo ritenga una merce utile per i suoi baratti´. Frantziscu dialoga, per tutto il romanzo, con ´donna Giulia´, muta interlocutrice, amica e complice, saggia e ironica: la vicenda si configura come un rito di iniziazione, attraverso l´esperienza dell´acqua, della terra e del mondo sotterraneo. Il difficile passaggio dall´adolescenza alla maturità si realizza nel confronto e nello scontro con realtà diverse, nell´addio al mondo materno della laguna. Più in generale le vicende narrate assumono il valore di una metafora della Sardegna in un particolare momento della sua storia.
Paola Pittalis

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