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Fiera del libro di Macomer
Di Redazione (del 02/03/2011 @ 17:42:56, in Recensioni, linkato 3180 volte)

Il tema dell’edizione 2008 della Mostra del Libro di Macomer è stato il futuro, scelta non casuale visto che ormai la consapevolezza della necessità di strutturare i percorsi della lettura fin dalla giovane età si è radicata in molti settori.

Le istituzioni - il Comune di Macomer e la Regione Sardegna - e le associazioni di categoria (gli Editori Sardi e i Librai sardi Indipendenti), le scuole e gli autori hanno lavorato in sinergia per dimostrare che un altro futuro, rispetto alle fosche descrizioni dell’Istat (venti milioni e 300mila persone, il 37% della popolazione di 6 anni e più non hanno letto neanche un libro nel 2005-2006 secondo la rilevazione del maggio 2006) è possibile.

La grandissima attenzione riservata alla scuola sarda come principale fucina dei lettori di domani sta trovando un positivo riscontro nelle politiche regionali di lotta alla dispersione scolastica e di sostegno alle biblioteche. A questo proposito sono numerose le richieste di finanziamento delle scuole già pervenute negli uffici regionali in seguito al recentissimo stanziamento di fondi per l’acquisto dei prodotti dell’editoria sarda. Macomer si conferma luogo di aggregazione e “centro” ideale (anche territorialmente) per la catalizzazione di eventi legati al libro.

In occasione della Mostra sono stati organizzati non soltanto uno spazio riservato ai bambini all’interno delle ex Caserme Mura, ma anche una serie di eventi collaterali tra cui tavole rotonde, incontri con gli scrittori sardi e con gli esperti nella produzione di eventi culturali, come Pierluigi Sacco, editori di rilievo nazionale, quali Minimum fax e Fanucci. Di particolare interesse, durante la manifestazione, si è rivelato l’incontro La produzione letteraria in lingua sarda: un fenomeno sotto traccia, al quale hanno partecipato Antoni Arca, Francesco Cheratzu, Salvatore Fozzi, Gian Gavino Irde, Paolo Pillonca, Nicola Tanda, Salvatore Tola. Il tema trattato è stato quello dell’importanza, spesso non sufficientemente rilevata, della letteratura in lingua sarda come parte fondante del bagaglio culturale dell’isola.

Francesco Cheratzu (Edizioni Condaghes) ha ipotizzato un futuro in cui la specificità culturale isolana potrà essere riconosciuta a livello mondiale, attraverso il simbolo più importante per un libro in commercio: il codice ISBN, ovvero il numero posto di solito sopra il codice a barre in copertina, che identifica univocamente un titolo (composto dapprima da 10 cifre, ora dovrà essere adeguato a 13).

Ma l’appuntamento di Macomer porta anche buoni affari: “Le cifre - dice Mario Argiolas, ex presidente dell’Associazione degli editori sardi e ora a capo dell’Ufficio Studi dell’AES - sono molto buone. Il numero dei visitatori dello scorso anno (ventimila) è stato ampiamente superato. Le vendite dei libri sardi registrano un 30% in più. Anche i librai indipendenti hanno venduto molto bene, sia i libri della piccola e media editoria di qualità sia i libri per ragazzi”.

Il bilancio è dunque positivo e va nella direzione intrapresa dalla Regione Sardegna che è quella di una decisa valorizzazione della cultura in tutte le sue forme, da perfezionare in alcune parti (come la nuova legge sull’editoria), ma nel suo complesso rispondente all’ esortazione di Antonio Gramsci: “Istruitevi, istruitevi, istruitevi”.