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Antoni Arca, "I racconti di Nino", Condaghes, Cagliari, 2007
Di Redazione (del 02/03/2011 @ 15:48:33, in Recensioni, linkato 1594 volte)

Ovvero come raccontare i grandi personaggi della storia ai più piccoli, “semplificando” una figura quasi mitologica come quella di Antonio Gramsci attraverso la rilettura fiabesca delle celebri Lettere dal carcere. Per una “legge del contrappasso” buona e “al contrario”, la vocazione pedagogica di Gramsci viene pienamente espressa attraverso le lettere scritte nel periodo terribile delle detenzione, in cui la parola scritta era l’unico punto di contatto con il mondo e gli affetti: la moglie, i figli piccoli, la cognata Tania e la sorella Teresina, nonché la madre e i fratelli.

L’impostazione educativa di Antonio Gramsci, fondata sul primato della “forza di volontà”, l’amore per la disciplina e il lavoro, non è rivolta al bambino in maniera coercitiva e artificiale; egli si rivolge innanzitutto agli educatori, che hanno bisogno, loro sì, “di essere educati”, soprattutto in relazione alle maggiori difficoltà che le bambine incontreranno nel loro percorso di vita (lettera a Giulia del 21 novembre 1927, a Tania del 30 aprile 1928, e successivamente a Carlo e Teresina).

Uno straordinario messaggio di riconoscimento della personalità del bambino, della parità fra i sessi e anche di femminismo ante-litteram, nonché un segnale importante per gli adulti che si accosteranno a questo libro per spiegare ai piccoli lettori (l’età consigliata è dai 7 anni in su) il significato e il contesto storico e umano di ogni fiaba. Antoni Arca compie un eccellente lavoro di veicolazione dei messaggi del pensiero gramsciano, come quello della solidarietà e consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni (ne “Il topo e la montagna”), del “pessimismo della ragione e di ottimismo della volontà”, soprattutto nello studio (nelle lettere alla madre dell’agosto del 1931 e del 1932 ad esempio, sollecita una maggiore attenzione alle cose del mondo, anche quello piccolo di Ghilarza), e della realtà e accettazione dell’imperfezione fisica (l’Antonio-Nino protagonista è un piccolo uomo un po’ gobbetto); correttamente non viene nascosto o edulcorato, ma spiegato, anche il Gramsci padre, lontano fisicamente ed emotivamente dai piccoli figli (“Babbo Babar”).

“I racconti di Nino” è un ottimo libro per i ragazzi, più “pedagogico” che didattico, ma anche per gli adulti, che vi ritroveranno il pensiero di uno dei più importanti intellettuali del Novecento sintetizzato, tradotto con semplicità, quasi un punto di partenza per chi volesse cominciare a conoscere Gramsci.